L’ambasciatore sudcoreano in Ucraina, Park Ki-chang, è rientrato in patria il 10 ottobre, due giorni dopo la decisione del Ministero degli Affari Esteri (외교부) di richiamarlo. Il Ministero ha annunciato il richiamo in risposta alla divulgazione da parte dell’Ucraina del trasferimento in Corea del Sud di prigionieri nordcoreani e alla successiva posizione di Kyiv, secondo cui non era mai stato raggiunto un accordo di riservatezza con Seul. Due soldati nordcoreani, catturati nel gennaio 2025 nella regione di Kursk mentre combattevano per la Russia, sono arrivati in Corea del Sud a metà settembre, secondo quanto riferito da funzionari.

Contesto

La questione centrale non è soltanto la divulgazione del trasferimento dei due prigionieri nordcoreani, ma anche se le due parti avessero concordato di non renderlo noto. Il governo sudcoreano ha dichiarato che, su richiesta dell’Ucraina, era stato raggiunto un accordo riservato per proteggere i soldati e i loro familiari rimasti in Corea del Nord. Ha inoltre sostenuto che il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy abbia violato l’accordo divulgando il trasferimento durante il suo discorso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York il mese scorso.

Kyiv, invece, sostiene di non aver mai raggiunto un simile accordo riservato con la Corea del Sud. Pertanto, sulla base delle sole informazioni rese pubbliche, è difficile stabilire con certezza se l’accordo esistesse o sia stato violato. Poiché le versioni delle due parti divergono, la disputa diplomatica riguarda anche i termini e l’effettiva conclusione dell’accordo, a prescindere dalle circostanze del trasferimento dei prigionieri.

La Corea del Sud ha deciso di richiamare l’ambasciatore l’8 ottobre e Park è rientrato due giorni dopo. Il richiamo di un ambasciatore è stato descritto come una misura diplomatica più incisiva di una protesta o di una manifestazione di rammarico. Secondo quanto riportato, era da 18 anni che la Corea del Sud non faceva rientrare un ambasciatore in segno di protesta: nel 2008 aveva richiamato il proprio ambasciatore in Giappone per protestare contro le rivendicazioni giapponesi di sovranità sulle isole Dokdo.

Le tensioni tra i due Paesi erano in corso già da prima. Secondo quanto riportato, il presidente Lee Jae-myung aveva avvertito il 2 ottobre che sarebbero state adottate ulteriori misure in assenza di scuse pubbliche da parte dell’Ucraina. Il ministro degli Esteri ha dichiarato, durante l’audizione parlamentare del Comitato per gli Affari Esteri e l’Unificazione dell’Assemblea nazionale (국회 외교통일위원회), di aver ricevuto dal ministro degli Esteri ucraino un messaggio relativo alle scuse, ma che non era all’altezza delle aspettative; ha inoltre affermato che il governo avrebbe risposto con fermezza.

Che cosa significa questa notizia

La misura dimostra che il governo sudcoreano considera la questione della riservatezza non una divergenza di poco conto, ma una questione diplomatica che incide sui rapporti bilaterali. La decisione di richiamare l’ambasciatore può segnalare un aumento della sfiducia tra i due Paesi, ma non vi sono elementi per affermare che comporti automaticamente la rottura delle relazioni diplomatiche. Altri resoconti hanno tuttavia previsto che la disputa possa deteriorare sensibilmente i rapporti tra i due Paesi e ripercuotersi anche sui legami della Corea del Sud con i Paesi europei che sostengono l’Ucraina.

Il Ministero degli Affari Esteri sudcoreano ha dichiarato che continuerà a consultarsi con l’Ucraina e, secondo quanto riportato, ha affermato che manterrà anche gli aiuti umanitari destinati al Paese. Ciò indica che il dialogo e gli aiuti possono proseguire separatamente dal richiamo dell’ambasciatore. Tuttavia, finché le versioni delle due parti sull’accordo resteranno inconciliabili, non è ancora possibile sapere come proseguiranno le consultazioni né se la Corea del Sud adotterà ulteriori misure.

Per esempio, se nelle consultazioni con l’Ucraina venissero resi pubblici documenti o spiegazioni che accertino l’esistenza dell’accordo, il punto della disputa potrebbe spostarsi dall’esistenza dell’accordo alle responsabilità per la divulgazione e alle misure per evitare che si ripeta. Si tratta di un possibile sviluppo ipotetico, non dell’indicazione che siano stati resi noti i contenuti o i risultati delle consultazioni effettive.

Fatti accertati e aspetti ancora da chiarire

Fatti accertati

  • Due soldati nordcoreani sono stati catturati nella regione di Kursk nel gennaio 2025 e, secondo quanto riferito da funzionari, sono arrivati in Corea del Sud a metà settembre.
  • Il governo sudcoreano sostiene che, prima della divulgazione del trasferimento, avesse raggiunto un accordo riservato con l’Ucraina; Kyiv ha dichiarato che un simile accordo non esisteva.
  • Il Ministero degli Affari Esteri ha annunciato il richiamo dell’ambasciatore Park Ki-chang, che è rientrato il 10 ottobre, due giorni dopo la decisione.
  • Secondo quanto riportato, era da 18 anni che la Corea del Sud non faceva rientrare un ambasciatore in segno di protesta; è stato citato il caso del rientro dell’ambasciatore in Giappone nel 2008.
  • Il governo sudcoreano ha dichiarato che continuerà a consultarsi con l’Ucraina e manterrà gli aiuti umanitari.

Aspetti ancora da chiarire

  • Se Corea del Sud e Ucraina abbiano effettivamente raggiunto un accordo riservato e, in caso affermativo, quali fossero i suoi termini e l’ambito delle restrizioni alla divulgazione.
  • Quali ulteriori misure adotterà il governo sudcoreano dopo il rientro dell’ambasciatore Park.
  • Se le consultazioni tra le due parti riusciranno a risolvere la disputa sull’accordo e quale sarà l’entità dell’impatto sulle relazioni diplomatiche.

Che cosa dovrebbero seguire i lettori

  • Occorre verificare se il governo sudcoreano fornirà ulteriori spiegazioni sui risultati delle consultazioni con l’Ucraina o sull’accordo di riservatezza.
  • Si può osservare se, nella pratica, proseguirà la politica già annunciata di mantenere gli aiuti umanitari anche dopo il richiamo dell’ambasciatore.
  • Poiché alcuni resoconti hanno segnalato possibili ripercussioni anche sui rapporti con l’Europa, resta da vedere come il governo sudcoreano illustrerà la vicenda nei rapporti con i Paesi europei.

Riferimenti